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Discographies

Uncle Joe’s Space Mill

Release Date: 28 March 2014
Available now on:

L’album

Uncle Joe’s Space Mill (Altrisuoni, 2014) è il secondo album dei Final Step, una nuova proposta, di jazz improntata maggiormente verso una sonorità più acustica, con influenze di musica popolare proveniente da zone quali l’area balcanica, il Medio-oriente e il Nord-Africa.
L’album è stato registrato live @ CSRM in Giubiasco (Switzerland) da Lorenzo Caperchi,
Missaggio @ Red Carpet Studio Brescia (Italia) da Lorenzo Caperchi e masterizzato @ Skyline Tonfabrik a Düsseldorf (Germania) da Kai Blankenberg.

Il progetto

Il progetto, avviato nel 2003 da Matteo Finali (chitarra elettrica), propone musica di qualità nell’ambito del progressive-jazz. La formazione esegue composizioni originali, con melodie di raffinato stampo jazzistico e spazi d’improvvisazione, le cui ritmiche affondano nelle radici della musica etnica, del rock, del funk e del blues.
La formazione che registra il CD comprende:
Matteo Finali, guitar
Alessandro Ponti, piano, hammond, keyboards
Yuri Goloubev, double bass
Dario Milan, drums
Silvano de Tomaso, percussions
ospite nella registrazione: Max Pizio – sax, akai EWI

Promotional Video


Official video clip

Album Review

La band Final Step nel secondo album mostra come suonare la worldmusic in chiave rock, senza pregiudizi nei riguardi della musica etnica. In Svizzera, da dove arriva il gruppo, raramente qualcuno ha presentato in un album suoni così lontani dalla propria realtà.
D’altro canto, la società svizzera non ha una composizione omogenea, e questo aspetto multiculturale Final Step lo portano praticamente alla luce con un alto livello musicale. “Sultans”, che si basa molto su un ritmo Hambone, trasmette ciò che succede musicalmente nei Balcani e più ad est, attraverso un modello musicale con struttura occidentale. La canzone “Red Ruby”, con chiari riferimenti blues, mette in evidenza un ricco insieme di strumenti a percussione, e la combinazione tra contrabbasso e un tradizionale organo elettrico offre un colore sonoro sbalorditivo.
”Obtala” e il brano finale “Code AP“ sono i più vicini ad un jazz elegante; il pezzo ritmicamente sfumato che dà il titolo all’album, “Uncle Joe’s Space Mill”, merita una menzione particolare, per la sua compattezza ed è l’ideale come inizio dell’ascolto della musica della band svizzera. Le composizione dei Final Step non sfrangiano malgrado una lunghezza dei pezzi sopra la media (“Essaouira” dura circa nove minuti, con uno slancio danzante che strizza di nuovo l’occhio verso Sud), proprio perché il tastierista Alessandro Ponti crea dei suoni magnifici che parlano e che sostituiscono praticamente il canto.
Che all’ascolto ci si aspetti o immagini musica Klezmer, oppure di desideri chitarre più rockeggianti, è lo stesso. La band Final Step dimostra una volta di più che la musica non conosce confini e, nella sua forma ideale, si basa dappertutto sugli stessi fondamenti: sentimenti messi in musica da strumentisti esperti ed ispirati.
In conclusione, una Word Fusion al meglio, dall’approccio raffinato e cosmopolita, senza la minima traccia di New Age. Final Step sono tante cose e nello stesso tempo sempre loro stessi.
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